1800, alba della civiltà industriale che accorcia le distanze

    Sulla strada del progresso e l’esplorazione di ambienti terrestri che fanno cadere il velo di mistero che ancora avvolge alcune terre inesplorate

    1800, alba della civiltà industriale che accorcia le distanze
    Amundsen Roald giunge al Polo Sud nel 1911

    1800, l’alba della civiltà industriale è salutata dall’affermazione della civiltà industriale. La “civiltà bianca” è riuscita a penetrare nelle zone più ostili della terra. Nel 1909 l’americano Robert Peary tocca il Polo Nord, nel 1911 il norvegese Amundsen Roald giunge al Polo Sud e apre la strada alla conoscenza dell’ultimo continente ancora inesplorato, l’Antartide.

    1800, alba della civiltà industriale

    1800, alba della civiltà industriale che accorcia le distanze
    Emigrazione nel 1800

    Nel giro di 100 anni la popolazione mondiale è raddoppiata. Oltre un miliardo e mezzo d’individui occupa la superficie terrestre. L’Europa e l’Asia restano i due continenti più popolosi ma grazie all’emigrazione cresce la popolazione dell’Australia, Nord America e America Latina. Questo è il risultato dello spostamento di circa 35 milioni di europei che, tra il 1850 e il 1914, hanno lasciato il vecchio continente per volgersi speranzosi alle terre dei “nuovi” continenti.

    Nuovi progressi scientifici e tecnici dopo il 1849

    A partire dalla metà dell’ottocento, nuove scoperte e miglioramenti tecnici si affermarono nella produzione industriale e ne permisero un ulteriore sviluppo. La vita civile si avvantaggia dei progressi e divenne più comoda e sicura.

    Il regno dell’acciaio

    Fino al 1856 la produzione dell’acciaio era assai scarsa, causa le difficoltà di ridurre le impurità presenti nel ferro. Nel 1856 l’ingegnere inglese Bessemer mise a punto un procedimento basato sulla produzione dell’acciaio direttamente dalla ghisa, togliendo da questa, in stato di fusione, le impurità mediante la soffiatura di aria in un recipiente speciale, chiamato poi convertitore.

    L’acciaio entrò nella produzione industriale: macchine di ogni tipo, navi, impianti ferroviari ed industriali, armi di precisione cominciarono a essere fabbricate in serie, utilizzando leghe di acciai speciali, al cromo, al tungsteno, al manganese. La potenza delle nazioni si valutò, da allora in poi, sulla base dell’acciaio derivato da ciascun prodotto.

    Dall’acciaio macchine sempre più perfezionate

    L’impiego dell’acciaio consenti un notevole sviluppo dell’industria meccanica. Ma questa è legata alla lavorazione dei pezzi metallici: filettatura, tornitura, scanalatura, foratura, spianatura ecc, macchine con sempre maggiore precisione: il tornio, la macchina da cucire (il modello di Singer del 1851 poteva eseguire il lavoro di sei donne che cucivano a mano, questo contribui ai progressi nell’industria dell’abbigliamento), la macchina da scrivere (prodotta da Remington nel 1874) e la rotativa (1846).

    Il primo modello di rotativa fu messo a punto nel 1846 e determina una completa trasformazione nel lavoro d’ufficio e nella stampa. La meccanizzazione compiva grandi passi in avanti anche in agricoltura; la mietitrice meccanica (nel 1834) risparmiava la fatica della falciatura a mano.

    Le distanze si accorciano..

    1800, alba della civiltà industriale che accorcia le distanze
    La transiberiana collega Mosca a Vladivostock

    Nel 1800 le comunicazioni si sviluppano su mezzi di trasporto, su percorsi su strada, sui binari e sui mari. Circa un milione di chilometri di strade ferrate solca i suoli di tutto il mondo: le linee transcontinentali congiungono le due coste oceaniche degli Stati Uniti e del Canada. La transiberiana collega Mosca a Vladivostock, la Transandina unisce il Cile all’Uruguay, una lunga ferrovia congiunge il Pakistan al Bengala. La messa a punto della turbina a vapore rende più agevoli e veloci le comunicazioni marittime. Dopo Suez, poi, l’apertura del canale di Panama (1914) accorcia notevolmente le distanze tra oceani e continenti.

    E mentre lo scienziato italiano Guglielmo Marconi, con l’invenzione del telegrafo senza fili (1899), fa trasmettere messaggi da una parte all’altra della Manica o dall’Inghilterra alle coste dell’America, i fratelli americani Wright, con il biplano Flayer, si alzano a 3 metri dal suolo, volano per circa 40 metri e aprono la via allo sviluppo dell’aviazione. Sulle strade, intanto, si afferma un nuovo mezzo di locomozione. È l‘automobile che, attraverso il perfezionamento del motore a scoppio, passa da pochi prototipi a modelli costruiti su scala industriale. E nascono anche i gruppi industriali della Mercedes, Peugeot, Ford e della Fiat.

    La seconda rivoluzione industriale

    I colossi mondiali dell’industria nel 1800 sono l’Europa occidentale, gli Usa e il Giappone. I rapporti commerciali tra loro sono intensi. Il cotone arriva dagli Usa e dall’Egitto, il rame dal Cile e dal Perù, lo stagno dalla Bolivia e dalla Malesia, la lana dall’Argentina. Non manca l’importazione delle derrate alimentari, caffè, zucchero e tabacco provengono dalle piantagioni tropicali mentre i cereali dall’America. Manufatti industriali sono esportati dall’Europa nei possedimenti coloniali, dove grossi capitali sono investiti anche nelle attività agricole e minerarie.

    Manifesti pubblicitari

    1800, alba della civiltà industriale che accorcia le distanze
    Manifesto della Cirio

    Con queste materie prime nel 1800 si affermano le prime multinazionali, gigantesche imprese che estendono i loro affari su diversi Stati e continenti. Queste grandi concentrazioni industriali condizionano l’economia degli Stati e influiscono sulla vita politica dei governi. Spesso, infatti, l’approvazione di leggi e finanziamenti sono sollecitati dalle imprese per imporre i loro prodotti. I consumatori finiscono con l’essere sempre più alla mercé di questi trusts che decidono la lievitazione dei prezzi e condizionano le scelte degli acquirenti con i messaggi martellanti della pubblicità.

    L’operaio è introdotto al Taylorismo: la catena di montaggio.

    Nel 1800 l’entrata in scena di nuove fonti energetiche, quali il petrolio e l’elettricità, che soppiantano il carbone e il vapore nelle attività produttive, danno luogo alla seconda rivoluzione industriale. Grazie alle innovazioni tecniche, produce anche un cambiamento del lavoro in fabbrica. L’input parte dagli Stati Uniti, quì l’ingegnere Frederick Winslow Taylor elabora la teoria scientifica sull’organizzazione del lavoro, detta anche Taylorismo. Tale teoria si propone di ottenere la massima produttività degli operai, il cui intervento è scomposto in operazioni semplici, elementari, da compiere in un tempo prestabilito. Da questo momento l’operaio non controlla più il lavoro ma, sottoposto all’occhio vigile d’ingegneri e tecnici, riduce il suo intervento a una serie di gesti ripetitivi. L’operaio è introdotto nella catena di montaggio.

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    7 Commenti

    1. Ricordo questo periodo storico molto bene, era uno dei miei preferiti a scuola e mi affascinava moltissimo, esattamente come oggi. Quante cose sono cambiate da quell’epoca…dei passi da gigante!

    2. Non amo molto la storia ma queste cose mi piace leggerle ammetto anche che mi sarebbe piaciuto vivere in quell’ epoca piuttosto che oggi nell assoluta tecnologia ovunque senza tregua

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